Andiamo a vedere Le Luci… Della Centrale Elettrica @Locomotiv Club (Bologna)

“Molto spesso non siamo affatto noi a scegliere le nostre letture, i nostri dischi o i nostri amori, ma sono gli accadimenti stessi che vengono a noi in un particolare momento, e quello sarà l’attimo perfetto, facilissimo e inevitabile: sentiremo un richiamo e non potremo far altro che obbedire.” (P.V. Tondelli – L’Abbandono. Racconti dagli anni Ottanta)

Ciò che è accaduto l’altra sera, al Locomotiv in Via Sebastiano Serlio a Bologna, è un’evidente dimostrazione che le nuove generazioni hanno tantissimo da offrire, a livello musicale, anche nel nostro claudicante Paese. E recuperare un’occasione per verificarlo è più semplice di quanto possa sembrare: basta lasciarsi guidare dall’istinto, in un locale che si affolla piano, ordinatamente, di persone di età varia (dagli adolescenti con i genitori, ai trentenni, ai cinquantenni) prima del live targato Le Luci della Centrale Elettrica.

Poco importa se l’attesa dei musicisti, tra cui spicca Giovanni Ferrario (Scisma, Micevice, Le Sagome) si protrae un po’, perchè lo show è travolgente fin da subito e Vasco Brondi, da bravo traghettatore, ci guida nella traversata della sua anima. Le parole che pronuncia, fluttuando tra toni a volte dimessi, a volte più impetuosi, riescono a conquistare chi ascolta, suscitando interesse anche nei più scettici. La forza è senza dubbio nelle immagini evocate, infatti per questo motivo può non sembrare tale, ma l’efficacia risiede nella condivisione, specie in momenti della vita in cui essa ci rende vulnerabili e ciò che ci circonda sembra fornire appigli utili a rimanere a galla, ma non a superare il proprio disagio.
I brani sono estratti da entrambi gli album all’attivo, Canzoni da spiaggia deturpata (il primo, uscito nel 2008 e prodotto da Giorgio Canali (CCCP, CSI, PGR, milita attualmente nei Rossofuoco) e Per ora noi la chiameremo felicità, del 2010. Poi alcune cover tratte da C’eravamo abbastanza amati, EP allegato al numero di dicembre di Repubblica XL: precisamente Summer on a Solitary Beach di Franco Battiato ed Emilia Paranoica dei CCCP. L’ascolto di quest’ultimo pezzo lascia tutti a metà tra l’interdetto e il rapito, in una specie di limbo in cui l’inviolabilità cede il passo alla novità con estrema naturalezza. Un’ottima cover, leggermente differente dal disco.
Anche Un Campo Lungo Cinematografico, colonna sonora del film Ruggine di Daniele Gaglianone, è piacevolmente convincente. Alcune canzoni si trasformano ed i testi vengono recitati, assumendo l’aspetto di veri e propri reading o interpretazioni di emozioni decifrate, stillate fino all’ultima goccia vitale. Il vero e proprio raid in mezzo al pubblico, sulle note di Le Ragazze Kamikaze, che Vasco effettua con tanto di microfono e cavo annesso, ad un certo punto, con coraggio quasi guascone (percorrendo da un lato all’altro il locale, non limitandosi a restare nelle prime file) porta ad un sorriso, al pari di alcune espressioni talmente genuine, da sembrare un po’ comiche.

Assistere ad un concerto di Vasco Brondi, in definitiva è un po’ come ricordare aneddoti della propria adolescenza rimasti nella memoria, scostando strati di polvere; cercare di farli rivivere per sempre, per tentare di trovare un senso a ciò che ci accade senza riuscirci, ne è la chiave d’interpretazione. E’ un viaggio nell’interiorità di un cantautore come attualmente ce ne sono pochi, per il quale l’espressione come forma d’arte è fondamentale e questo è prezioso, in un mondo musicale patinato fatto di tecnicismi fini a sè stessi e di superficialità. Per affrontare tutto questo, occorre non fermarsi all’apparenza, ma ritrovare la vera essenza della musica.

(Live del 27/01/2012)


(Pictures by musica10.it and… me 😉)

 

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