The Doors – Strange Days

 

Autore: The Doors
Titolo Album: Strange Days
Anno:
1967
Casa Discografica: Elektra Records
Genere Musicale:
Psychedelic Rock
“Oh grande creatore dell’essere
concedici ancora un’ora
per esibire la nostra arte
e perfezionare le nostre vite
Le falene e gli atei sono doppiamente divini
e stanno morendo”
An American prayer – Jim Morrison (1970)

La copertina di Strange Days colpisce molto. Infatti, risulta in netto contrasto con quella dell’album precedente, ovvero il primo e omonimo della band, The Doors. Ma sembra che Morrison in persona fosse irremovibile sul fatto di non voler apparire fisicamente nella cover, così William S. Harvey pensò ad un gruppo di circensi, ripresi nelle strade di New York City.
L’album, un autentico capolavoro che dopo la sua uscita nel 1967 divenne ben presto disco d’oro, a livello commerciale non fu considerato un successo. E sembra che questo causò l’inizio della profonda crisi dalla quale Jim Morrison non si riprese mai completamente.

Indipendentemente dai dati di vendite, la realtà è che ognuna delle dieci tracce di quest’album è un vero gioiello, nessuna esclusa. Psichedelia pura in tutte, poesia e cultura, ma anche ribellione, sesso, magia: il “cocktail mortale” che rende la musica dei The Doors così innovativa, potente e misteriosa.

“Verso una strana notte di pietra” … Sembra un luogo mistico, nel quale Jim intende portarci proprio a cominciare dal primo, trascinante brano che dà il nome all’album. Una lenta melodia, scura come le tenebre, nel video ufficiale Strange Days è la musica di una realtà surreale, distorta, che parte proprio dalla copertina dell’album. I personaggi del circo iniziano infatti ad animarsi… Alla fine ne viene fuori un “ritratto psichedelico” della società americana di fine anni ‘60 e il senso di frustrazione sessuale e religioso di quel periodo, la crisi d’identità giovanile. Ma anche la follia di Morrison, che aleggia per tutto l’album, in ogni pezzo ce n’è un po’.
Love Me Two Times è la più ballabile, orecchiabile. Con il motivo che ti entra nelle orecchie e si impadronisce dei tuoi piedi. Adorabile, porta impresso il marchio The Doors.

Un’interessante chiave di lettura di Unhappy Girl invece si potrebbe trovare nella famosa intervista a Jim Morrison di Lizze James (1968): “…Se si rifiuta il proprio corpo, esso diventa la propria cella di prigionia. E’ un paradosso: bisogna andare oltre i limiti del corpo, ci si deve immergere in esso, si devono spalancare i propri sensi… Non è così facile accettare il proprio corpo – ci hanno insegnato che il corpo è qualcosa da controllare, da dominare, processi naturali come pisciare e cagare sono considerati sporchi… Le tendenze puritane muoiono lentamente. Come può essere liberatorio il sesso se in realtà non si vuole toccare il proprio corpo, se si tenta di eluderlo?”
La prigione dove sta morendo, un luogo nella sua mente, costringe la ragazza a restare sola con sè stessa, a perdersi. Così Jim la esorta a volare via, a nuotare nel mistero: come se nel sesso, nella psichedelia,  possa risiedere la salvezza.

Moonlight Drive è una delle prime canzoni della band, la prima composta quando si formò a Venice Beach nel 1965: la voce si fonde quasi completamente con la chitarra e ci regala poesia pura perchè “…E’ facile amarti quando ti vedo scivolare/precipitando attraverso foreste bagnate/nella nostra passeggiata al chiaro di luna…”. Impossibile non innamorarsi di questo pezzo, non sentirne l’anima doorsiana, la profondità.

In un’intervista del 1981, divenuta poi parte del documentario “No One Here Gets Out Alive: A Tribute to Jim Morrison”, Ray Manzarek lo definisce così: “Jim era uno sciamano. Era posseduto da una visione, da una follia, da una rabbia di vivere, da un fuoco divorante che lo spingeva verso l’arte…”. Ed infatti, nella bellissima People are Strange la genialità di Jim prende forma, si avverte quanto egli stesso fosse consapevole della sua unicità, del suo carisma e quanto questo suo lato irresistibile gli stesse stretto. Si coglie la sua sensazione di essere fuori luogo, in un mondo non adatto a coglierne la modernità, a capirlo fino in fondo.

Infine, la spettacolare When The Music’s Over, eterna e innovativa come nessuna: il rock psichedelico si evolve e diviene progressive, “l’urlo della farfalla” simboleggia la ribellione, la forza di una generazione che viene soffocata ma è viva. Jim sembra esortare ad un vero e proprio ritorno alle origini e dopo la Resurrezione, tutto fluisce più leggero verso la fine. Quella fine che lui cercava freneticamente: “ …La gente ha paura della morte, e più ancora del dolore. E’ strano che abbia paura della morte. La vita ferisce molto di più della morte. Al momento della morte, il dolore è finito. Sì, credo che sia un’amica…”

 (Articolo presente anche al seguente indirizzo: http://www.rockgarage.it/?p=245)

(Pictures by blogclaudione.blogspot.com, psichedelia.org)

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