Amy Winehouse. Something about her…

Ho tradito me stessa, come sapevo avrei fatto…
Su Amy Winehouse si son scatenati in tanti, pare. Oceani di cinismo e poca, quasi inesistente umanità, nel ricordo di una persona la cui colpa era forse unicamente quella di essere troppo fragile, in un mondo che ti fagocita e si dimentica in fretta anche delle voci più belle, dei talenti più evidenti.
Nessuno che la conoscesse a parte alcuni, perciò forse la maggioranza dovrebbe tacere. Ed ascoltare ciò che quest’artista ci ha lasciato, cioè molto materiale e tanti interrogativi sui quali riflettere.
E’ importante ricordare che parliamo di una stella del firmamento musicale, la cui breve carriera (in quanto altrettanto breve è stata la sua vita) prometteva molto bene sin dall’inizio.
Il primo album Frank, uscito nel 2003, è stato subito disco di platino con le sue oltre 300.000 copie vendute, quando Amy aveva solo 20 anni. Difficile non definirla quantomeno predisposizione naturale verso la musica, la sua. Sempre in quell’anno la cantante ha vinto l’Ivor Novello Award, prestigioso premio inglese per autori e compositori musicali, grazie al singolo Stronger than me. Subito dopo l’uscita dell’album Back to Black, primo in classifica nel gennaio 2007, le è stato riconosciuto il Brit Award come migliore artista britannica di sesso femminile e nel 2008 ha vinto ben 5 Grammys.
Ciò che resta è appunto la sua musica: così chiaramente identificabile con quella voce nera, imprigionata in un corpo che le stava stretto, che dava origine a delle performance stupende, a volte “annebbiate” dagli eccessi.
Riflettendo su tutto ciò che si è detto, mi viene in mente un pezzo degli Smiths del loro omonimo album uscito nell’84 Reel around the Fountain: questa canzone venne criticata dalla stampa (insieme ad altre…) a causa di presunti riferimenti a molestie nei confronti di minori. Loro han sempre negato, smentendo anche seccamente (“Noi non approviamo le molestie infantili. Noi non molestiamo i bambini! – intervista del 1983, realizzata da Dave McCullough di Sounds); tuttavia si è malignamente pensato che la loro bravura ma anche le dicerie tipo queste, abbiano fatto la loro grandezza. Io sono sempre stata del parere che senza la voce di Morrissey o senza la chitarra di Marr ci sarebbe stato ben poco da fare, scandali o meno…Ma poco importa, si tratta di storia della musica e punto.
Forse senza tutti gli scandali gravitati attorno ad Amy, ora lei non sarebbe leggenda (c’è chi sostiene lo sia già, sebbene sia morta davvero da poco). Le sue ceneri sono appena state deposte e già tutti la associano a Janis, Kurt, Jim.
Ha davvero poca importanza chiedersi se qualcuno abbia deciso a tavolino che doveva andare così o se la cantante sia stata lei stessa la causa della sua uscita di scena. Al tempo stesso, viviamo in una realtà talmente veloce che ormai non si parla più nemmeno di “istantanee”, ma solo di bit, di libertà e di progresso.
Però poi, a morire sono sempre gli stessi: quelli deboli. E poichè la loro sofferenza su questa terra non possa annoiarci o ricordarci che tutti siamo uguali, dal momento che condividiamo quella grandezza umana che è il dolore, c’è chi fa scongiuri di ogni sorta, strumentalizza per bassi fini o addirittura ci scherza su, che tanto “se lo meritava…”
Addio Amy, con tutta me stessa spero che dove sei ora, tu possa cantare e danzare, senza paura che ti si sciolga il rimmel o arrivi il paparazzo di turno a farti qualche foto aberrante e cattiva. E che tu abbia tutto l’amore che desideravi per sempre: spero che nessuno venga più a strappartelo.
“Solo una mano d’Angelo intatta di sé, del suo amore per sé, potrebbe offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto….” (A.Merini)
(Picture by polyvore.com)
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