Afterhours@Estragon (Bologna)

“Il mondo non è vero, ma è reale.” – F.Pessoa

Bologna accoglie gli Afterhours ogni volta con grande calore emotivo. Sempre nella stessa location, ovvero l’Estragon al Parco Nord, durante la Festa del PD. Dev’essere molto bello, per una band che vanta oltre 20 anni di carriera, ritrovare sempre così tanto affetto, a dimostrazione che gli anni potranno anche passare, ma forse esiste l’immortalità: quella conferita dalla musica.
Infatti, a dir poco stupisce la grande carica che questa band esibisce sul palco, come se il tempo in quegli istanti si fermasse, rendendoci tutti partecipi di una sorta di rito Rock’n’Roll.

L’immagine forte di un gruppo composto da ben sei musicisti che paiono tutti indispensabili, nessuno escluso; la potenza di un sound dove la minima sfumatura sembra ricercata fino a sfiorare la paranoia; perfino i problemi tecnici sembrano svanire, di fronte a tanta presenza scenica e soprattutto ad un tale entusiasmo. Nessun rimpianto, solo un grande fuoco che ancora arde.

Quando sale sul palco, Manuel (in gran forma) sfoggia un rivisitato stile alla Lou Reed, complice la maglietta scura aderentissima che lascia scoperta una spalla, con la scritta “God is sound”… Ma se Dio è suono, anche gli Eroi creano un culto intorno a sè, per via delle loro gesta. La voce di Manuel piena di energia e di rabbia, la tempesta elettrica generata da Xabier, il violino prezioso ed impeccabile di Rodrigo, il battito furioso ed implacabile di Prette, sono ingredienti di un live che lascia adrenalina in corpo per giorni. Poco importa se il locale è talmente stipato che se svieni rimani in piedi, o ti squagli a causa degli oltre 40 gradi e ti becchi una bella broncopolmonite con lo sbalzo termico, quando esci. Tutto appare sopportabile e la stanchezza proprio non pesa. Anche nei momenti, insopportabili per chi voglia sentire la musica con le orecchie, dove i cori da stadio sovrastano le canzoni.
Risulta davvero difficile credere che questa band abbia dovuto faticare, nel tempo, per promuovere sè stessa, quando è evidente che non esiste nulla di simile nel panorama musicale italiano.

Si parte con la “solita” liturgia de “La Verità Che Ricordavo”, dove Manuel canta un ritorno a quando era bambino e gioca letteralmente con il microfono, facendolo roteare come un lazo. E’ solo un’avvisaglia di quello che sarà il live, con ripescaggi al cardiopalmo da tutti i loro lavori: da Germi “Germi”, “Siete proprio dei pulcini” ; da Hai paura del buio?“Male di miele”, “Dea”; da Non è per sempre“Milano circonvallazione esterna”, “Non si esce vivi dagli anni ‘80” ; da Ballate per piccole iene“La vedova bianca” , “Ballata per la mia piccola iena”; da I milanesi ammazzano il sabato “Pochi istanti nella lavatrice”, “E’ solo febbre”.
Ma gli Afterhours proprio non vogliono far mancare nulla al loro pubblico: anche brani decisamente più introspettivi come “Quello che non cè”, “Bunjee Jumping” o “Pelle” e “Ci sono molti modi”, “Il Sangue di Giuda”.
A chiudere uno show tanto ricco e carico di tensione emotiva, dopo ben tre rientri sul palco acclamatissimi, “Voglio una pelle splendida”, inossidabile ballad che porta in sè l’amarezza di una ricerca personale di comprensione, di fisicità non sessuale.
Da ricordare: una versione acustica di “Bianca” in cui Rodrigo D’Erasmo dimostra chiaramente le sue virtù, guadagnandosi un sincero applauso d’ammirazione. Poi, un sentito vaffanculo di Manuel, che fa da intermezzo sinfonico tra una strofa e l’altra della splendida e accusatoria “Il paese è reale”, facendoci sentire tutti un po’ vicini, tra l’imbarazzo divertito e il pensiero che corre subito allo psiconano al governo.

Sembrano lontanissimi anche a noi, che non li abbiamo vissuti (immaginiamo a loro) i tempi in cui il nome Afterhours fu scelto, rifacendosi ad un meraviglioso pezzo dei Velvet Underground. Ma la passione per un certo tipo di musica, è stato il filo conduttore di questi anni gravidi di esperienze, km macinati, litigi e conseguenti dipartite, ritorni (alle volte), rivisitazioni e sperimentazioni, scelte prive di crisi d’identità (perchè sempre definitive), insomma vita da rockstar vissuta. Perfino a Sanremo.
E come dissero loro stessi a Simona Orlando, nelle interviste che generarono Ballate di male e miele (2006): “Abbiamo combattuto per distaccarci dall’attitudine e diventare sostanza. Adesso anche il suono del nostro nome è diverso dall’inizio, importante perchè contiene la nostra matrice e mille significati aggiunti…siamo all’inizio, non alla fine”
Ed è con queste parole stampate nella mente che attendiamo, ansiosi, l’uscita del nuovo album degli Afterhours. Appuntamento da non perdere assolutamente ad aprile 2012.

(Live del 16/09/2011)


(Articolo pubblicato anche al seguente indirizzo http://www.rockgarage.it/?p=489)
(Picture by diariodibordopalco.com)
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