U2 – The Unforgettable Fire

Autore: U2
Titolo Album:
The Joshua Tree
Anno:
1984
Casa Discografica:
Island
Genere Musicale:
Rock
Oh, deep in my heart,
I do believe
We shall overcome, some day.
We’ll walk hand in hand,
We’ll walk hand in hand,
We’ll walk hand in hand, some day
(We Shall Overcome – Inno del movimento per i diritti civili U.S.A.)

Dopo il terzo album War ed il conseguente live Under a Blood Red Sky, nonchè il documentario Live At Red Rocks: Under a Blood Red Sky, gli U2 se la passano abbastanza bene economicamente. Il War Tour in giro per il mondo ha dato anch’esso i frutti sperati, ergo è la volta buona per il cambio di rotta, licenziando (con il suo completo benestare) Steve Lillywhite, in favore di Daniel Lanois ma, soprattutto, di quel geniaccio di nome Brian Eno.

Nei primi anni ‘80, Eno è già conosciutissimo ed apprezzato per i lavori svolti con Roxy Music, Ultravox e Talking Heads, ma anche e soprattutto per preziose collaborazioni con musicisti del calibro di Robert Fripp, John Cale, Phil Collins, David Bowie (ricordiamo la trilogia composta da Low, Heroes e Lodger di cui fu artefice). Questa scelta di produzione è un vero giro di boa, in favore di un genere più sperimentale, infatti Eno in quegli anni è già in piena fase ambient, come sempre con un occhio attento al rock ed alla new wave. Gli U2 non si fanno scappare certo un’occasione per tentare nuove strade, pur rimanendo fedeli alle proprie indiscusse radici post-punk ed alla propria identità, cosa che colpisce molto positivamente Eno e lo spinge a collaborare con loro.
La registrazione avviene nel 1984 nello Slane Castle, antica fortezza nella contea irlandese Meath. Si tratta di un’esperienza indimenticabile e fortemente illuminante, che permette di dar sfogo totale al loro estro creativo, dalla quale ha anche origine, l’anno successivo, il documentario TV The Making of The Unforgettable Fire, parte di una vera e propria collection in VHS intitolata, per l’appunto, The Unforgettable Fire Collection.
I testi dell’album sono per lo più un omaggio a Martin Luther King ed alla lotta per i diritti civili dei neri d’America, ma parlano anche di nucleare, infatti il titolo stesso dell’album e della title track sono ispirati alla tragedia di Hiroshima e Nagasaki. Ci sono inoltre accenni di vita privata, dolore per la perdita di un amico a causa dell’eroina, riferimenti agli indiani d’america e perfino ad un decadente Elvis Presley, durante i suoi ultimi anni di vita. Un mashup tanto folle quanto d’effetto, che suggella di fatto il loro ampio seguito e mostra gli U2 in chiave più creativa che mai.

A Sort Of Homecoming apre questo lavoro meraviglioso in modo folgorante: già dal primo brano siamo certi che, quest’album, ha qualcosa di diverso da comunicare. L’atmosfera è cambiata, si sente nettamente. “Tonight we’ll build a bridge/ Across the sea and land/ See the sky, the burning rain/ She will die and live again tonight/ And your heart beats so slow/ Through the rain and fallen snow”; la poetica di Bono si fa più intensa, ispirandosi alla figura del poeta rumeno Paul Celan, che descrisse la realtà dei campi di concentramento. Il ritorno a casa, quindi, può simboleggiare sia il ricongiungimento con i propri cari, che la fine di una guerra. Il secondo pezzo è Pride, uno dei brani senza dubbio più famosi degli U2, dedicato a Martin Luther King nel giorno della sua morte. L’assolo di chitarra di Edge parte energico e la batteria di Larry arriva precisa, decisiva per l’inizio del pezzo. Sound unico che determina la hit del disco. Poi c’è Wire, una vera perla dell’album che risente molto dell’influenza di Eno: “Innocent, and in a sense I am/ Guilty of a crime that’s now in hand/ Such a nice day to throw your life away/ Such a nice day, to let it go” parla di droga, in maniera cinica e forte, la voce di Bono ricorda un po’ la schizofrenia di David Byrne.

La title track è di un’intensità unica, è il vero pezzo ambient (con atmosfere jazz), il gancio di traino del disco. Brian Eno definiva la sua musica capace di far cambiare lo stato d’animo dell’ascoltatore. Indubbiamente si ha la sensazione, ascoltando The Unforgettable Fire, di essere completamente avvolti da essa, in un’atmosfera quasi surreale. E’ come trovarsi ad ammirare Impressione, Sole nascente di Monet: poesia pura di fronte alla quale non si può che inchinarsi.
Ed all’improvviso ecco arrivare Promenade: un pezzo breve di due minuti e mezzo che ci offre uno scorcio della vita privata di Bono, con la sua Alison, in una casa nuova acquistata con i proventi di War. Dolce e soffusa, come la luce che filtra da una finestra che dà sull’oceano.
In 4th Of July, completamente strumentale, il basso tesse una trama appena percettibile all’inizio, che si
interseca con il suono sfuocato della chitarra, divenendo sempre più grave. Come un ricordo che riaffiora da un cassetto della memoria e viene a ricordarci da dove veniamo. Meraviglia pura.
Bad è una bellissima canzone che parla di droga in modo ricco di umanità: “If I could through myself/ Set your spirit free/ I’d lead your heart away/ See you break, break away/ Into the light and to the day”; è un grido costante, una denuncia che però vuole anche contribuire, in qualche modo, alla redenzione.
La magica voce di Bono in questo pezzo arriva ad un’intensità indescrivibile, come un’onda che giunge e porta via l’anima di chi ascolta. Il finale è introdotto da strofe con un’unica parola, che catturano e sconvolgono, portando lentamente alla deriva ciò che l’onda sonora aveva travolto.
Indian Summer Sky e Elvis Presley And America sono autentiche espressioni. La prima si riferisce (come suggerisce il titolo) ai nativi d’America. La seconda è una specie di sogno, in cui un Elvis ormai avanti con gli anni, ci propone un’ennesima esibizione. Sono entrambe frutto d’improvvisazione e per questo preziosi esempi di ciò che l’arte può produrre.
Infine, un pezzo a metà tra un elogio funebre e una splendida ninna nanna: MLK.
Quest’album ha le sembianze di un viaggio: un ritorno a casa che, all’ultimo, ci fa virare verso l’ignoto.
E senza alcun dubbio, niente è più poetico di questo: lasciarsi guidare dalla musica, in un posto sconosciuto e meraviglioso nel quale perdersi.

(Recensione presente anche al seguente indirizzo: http://www.rockgarage.it/?p=1816)
(Pictures by media.u2.com behindthehype.com)
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  • Tamara Tavella

    Concordo tutto ciò che è scritto nell’ articolo!Ovviamente il mio parere è solamente quello di 1 loro grande fan…però…le cose che sanno far emozionare sono sicuramente state fatte bene e con passione!