Sanremo 2012 vs musica Indie: chi vince?

Per sua natura la musica non può spiegare niente: né delle emozioni, né dei punti di vista, né dei sentimenti,  né dei fenomeni della natura. Essa non spiega che se stessa. (Igor Stravinsky)

Corre l’obbligo, in questi giorni di trepidante attesa, parlare del 62° Festival di Sanremo in chiave un po’ diversa, cercando di mettere in luce altro, al di là delle polemiche e delle voci di corridoio, sugli ospiti super-pagati (o super-donatori, che dir si voglia… La cui dichiarazione dei redditi ringrazia) e sulle donzelle che mostreranno il lato B al Teatro Ariston o meno.
Da qualche tempo la noia irrimediabile, suscitata da questa rassegna-mummia che ogni anno viene puntualmente riesumata (per far fare i soldi ai soliti) presenta qualche guizzo, fortunatamente, di passione, voglia di emergere, novità: ciò che di solito anima la scena musicale così detta “indipendente”.


Questo avviene in quanto l’Indie si è avvicinato a ciò che è sempre stato il mainstream, mossa che in passato era solitamente evitata perchè esso veniva considerato (a ragione) pop. E l’atteggiamento pop, agli esponenti dell’Indie è sempre risultato molto più volgare rispetto al solo genere musicale, che porta questo nome genericamente parlando, ma invece ha prodotto e produce talvolta anche musica di ottima qualità.
I principi dell’Indie sono andati via via modificandosi, anche perchè negli ultimi anni diversi gruppi di punta dell’alternative italiano sono passati alle major e questo ha provocato, nel pubblico estimatore di questo stile, non poche perplessità.
Nel concreto, diversi gruppi della scena hanno partecipato al Festival di Sanremo, in passato: ricordiamo i Tiromancino, i Baustelle, i Bluvertigo, i Subsonica, gli Afterhours.

Quest’anno, è la volta dei Marlene Kunz, che si esibiranno in un duetto addirittura con Patti Smith. Parlando di musica indipendente, sempre riferito puramente allo stile, ricordiamo anche la presenza di Samuele Bersani e di Eugenio Finardi. Anche tra le nuove proposte abbiamo giovani provenienti dall’esperienza del MEI (Meeting Etichette Indipendenti) tra cui Erica Mou ed il gruppo Io Ho Sempre Voglia.

Dunque la questione annosa è ridotta ai minimi termini: oggi non ci si può permettere di fare musica di nicchia, perchè questo porta inesorabilmente al fallimento. Perciò ben venga il mainstream, la tendenza, l’attenzione al proprio pubblico: tutte variabili che fino a poco tempo fa erano snobbate perchè considerate “commerciali”.
Personalmente credo che Sanremo però possa rappresentare sia un mezzo per attirare l’attenzione (nel caso dei Marlene Kunz, in duetto con la “Sacerdotessa”, è assicurata) che un temporaneo affossamento; chiaramente la differenza è sancita dalla qualità del pezzo che viene proposto e qui, al di là di ogni disputa vera o presunta, scende in campo la musica (che dovrebbe rappresentare il vero motivo di tutto, ma purtroppo oggi è solo un contorno).
Viene da chiedersi come sia possibile, in un mondo dominato dal web e dai social network, con una tale potenza di mezzi, che ci si ritrovi a fare i conti con il patinato e ammuffito contesto televisivo. Insomma, la TV è morta, MTV è sepolto eppure è ancora quello che fa la differenza: apparire o meno in un programma, che sia festival o altro. L’enorme tristezza è doversi servire di contesti che restano immutati da almeno un ventennio. Quindi nessuna vittoria, ma un rassegnato pareggio: se la vedranno ai rigori.

(Pictures by dreamguides.edreams.it)

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