Alanis Morissette – Jagged Little Pill

Autore: Alanis Morissette
Titolo Album:
Jagged Little Pill
Anno:
1995
Casa Discografica:
Maveric
Genere Musicale:
Post-grunge/Alternative Rock

 

Contrariamente a quello che pensano molti, ovvero che l’album Jagged Little Pill sia stato il primo ad essere pubblicato da Alanis Morissette, ci sono in realtà ben due lavori che lo precedono.
Alanis e Now is the Time escono a distanza di un anno l’uno dall’altro con la statunitense MCA Records, ma non rivelano la vera essenza di questa straordinaria artista, ancora acerba ma già estremamente determinata a diventare una star della musica. Mentre il primo album sfonda solo nelle classifiche canadesi, il secondo è proprio un flop e Alanis si ritrova senza etichetta. Per lei è decisiva la scelta di trasferirsi a Los Angeles, dove conosce Glen Ballard (che ha collaborato con innumerevoli artisti, tra i quali No Doubt, Annie Lennox, The Corrs, Michael Jackson, Goo Goo Dolls, Anouk) uomo-chiave assieme a lei artefice dell’incredibile successo che travolge la cantante. Infatti, nel 1995 la Morissette firma un contratto con la Maveric, etichetta di Madonna: questo le permette di pubblicare Jagged Little Pill e le spalanca le porte dello showbiz.


Il disco risulta essere uno dei più conosciuti della storia della musica, con le sue oltre 33 milioni di copie vendute. Inoltre, nel 1996 vince numerosissimi riconoscimenti, sia a livello di singoli (You Oughta Know da solo vince due Grammy) che come miglior album e Alanis Morissette è considerata la rivelazione rock femminile dell’anno.
Oltre all’incredibile successo commerciale e di critica, mentre in quel periodo imperversava il Girl Power, ciò che è da sottolineare in merito a questo disco è la commistione di più elementi quali l’ironia, la rabbia, la voglia di vivere, l’energia di chi vuole emergere: spianando la strada, di fatto, ad una serie di cantanti dello stesso genere che la succederanno, imitandone l’atteggiamento. L’album è corredato da spledidi arrangiamenti, suono pulito (e per questo all’orecchio risulta, a tratti, tendente al pop). L’intenzione è quella di lasciare alla voce di Alanis lo spazio necessario per raggiungere intensità insperate, senza prevaricarla in alcun modo. Il lavoro fatto da Ballard su di lei è assolutamente rimarchevole.
Ad aprire le danze una pungente ed acidissima All I Really Want, in cui Alanis anticipa la tematica prevalente del disco, ovvero la collera  verso un uomo/amore finito male, che lascia cicatrici dure a guarire. La preziosa You Oughta Know (che nasce da una fortunata intuizione originaria di Dave Navarro e Flea) rimane una delle più belle canzoni di sempre, con il suo rock graffiante e le parole secche, irriverenti, accusatorie: “And every time you speak her name/ Does she know how you told me you’d hold me/ Until you died, ’til you died/ But you’re still alive”.

Segue la meravigliosa Perfect, primo frutto della collaborazione con Glen Ballard che parla di famiglia e della difficoltà che talvolta incontrano i genitori a rapportarsi con i propri figli, specie quando si pretende troppo gli uni dagli altri. E’ un deciso stop all’energia del disco, una pausa che arriva forse troppo presto ma non disattende comunque le aspettative. Il quarto brano del disco, parte con un deciso riff di chitarra, che insieme alla batteria con la sua ripetitività sembra voler scandire il ritmo di una marcia pacifica, forzatamente tranquilla. Hand in My Pocket è il tentativo di mantenere i nervi saldi di fronte ad alcune situazioni impervie alle quali la vita ci mette di fronte, per superarle al meglio.

Right Through You è un brano dal respiro decisamente rock; lo stesso vale per la successiva Forgiven e il suo mood malinconico, con un finale in cui Alanis dà una prova vocale immensa. Il disco poi “riparte” con You Learn, che subisce influenze hip-hop e il cui video (quello in cui Alanis porta lunghissimi dreadlocks, per intenderci) è diretto da Liz Friedlander (U2, Megadeth, R.E.M.) con un testo positivo e un suono privo di sbavature. Successivamente c’è la bella Head Over Feet che è decisamente la più adolescenziale, quella meno carica di pathos e più pop di tutte: un pop eseguito in maniera leggera ma consapevole, quasi ottimale. Si prosegue così con Mary Jane, eterea e meravigliosa ballad dedicata ad un’amica scomparsa, in cui la voce di Alanis si trasforma fino a divenire quasi sommessa, rotta dal pianto. L’atmosfera poi muta di nuovo radicalmente ed arriva la famosissima Ironic che ricorda molto da vicino il sound di Seattle. Not the doctor e Wake Up sono due brani che non brillano per caratteristiche particolari, ma accompagnano degnamente alla chiusura del disco, già di per sè così ricco di sfumature e prezioso.

Pur essendo un album di un’entità ben definità, con contenuti intimi e quindi in apparenza poco condivisibili in realtà Jagged Little Pill è riuscito a farsi apprezzare da molti, rimanendo ben impresso nella memoria di tutti e scrivendo in maniera indelebile il nome di Alanis Morissette tra i protagonisti della musica, dagli anni ‘90 in poi. Ci sono certe voci che fanno davvero innamorare: e non c’è che dire, questa ex-ragazza canadese ci ha dato la prova di quanto personalità e grinta siano importanti, per uscire dall’anonimato e diventare grandi.

 

 

(Pictures by mymovies.ge imisstheoldschool.com)

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