Archive for settembre, 2012

The Decemberists – The King Is Dead

Autore:  The Decemberist

Titolo Album:  The King is Dead

Anno:  2011

Casa Discografica: Capitol

Genere Musicale: Folk Rock – Indie Rock

 

In un giorno di sole, una mattina d’estate, sento suonare dallo stereo dello stabilimento balneare in cui mi trovo un suono a me molto caro.. Non riesco a capire di cosa si tratta, ma le parole Down by the water si imprimono nella mia mente.

Ovviamente appena possibile (30 secondi dopo), mi informo attraverso internet e scopro questa band a me sconosciuta, nonostante i 6 dischi all’attivo.
Sto parlando dei The Decemberists.
Nome bizzarro, proveniente dalla parola Decabrismo, un movimento di persone riunite in società segrete che nel dicembre di inizio ‘800 prepararono una rivolta comunista in Russia.
Resto affascinato anche dalla scelta del nome. Insomma, a quanto sembra, hanno tutte le carte in regola.
Acquisto il disco e all’arrivo trovo un bellissimo oggetto: Digipack con una semplice ma coerente artwork e sorpresa, un cortometraggio dal nome Pendarvia, che mostra in 30 minuti la session di recording dei The Decemberists.
Già prima di schiacciare play, sono soddisfatto dell’oggetto acquistato.
Partiamo. The King is dead inizia con Don’t Carry It All.

Chitarre acustiche, armonica, batteria grezza, armonizzazioni vocali.. Beh, io impazzisco davvero per questo sound..
La seconda traccia Calamity song proprio come una calamita si attacca alla mente e ha il potere come la canzone precedente,
di favorire il buonumore.
Proseguendo percepisco sempre di più quanto i REM siano stati fondamentali nel background musicale della band di Portland, USA.
Infatti proprio il chitarrista dei REM, Peter Buck, suona mandolino, chitarra a 12 corde e chitarra elettrica in 3 brani del disco!
Le influenze sono tante, trovo qualcosa degli America, qualcosa degli Eagles, dei The Jayhawks, ovviamente dei REM, influenze di musica tradizionale irlandese che spiccano nella quarta traccia Rox in the Box, qualcosa di John Cougar Mellencamp ai tempi di The Lonesome Jubilee, Bruce Springsteen e Tom Petty.
Un mix che, seppur con non molta originalità, racchiude il meglio di mostri sacri della folk rock music.
Arriviamo alla hit che me li ha fatti conoscere e che scopro essere stata diverso tempo nelle Charts americane, Down by the water.
Spettacolare.
Il disco prosegue senza mai calare di tensione fino all’ultima canzone Dear Avery dove le voci del cantante Colin Meloy e della violinista Sara Watkins si intrecciano alle chitarre acustiche e alle note e assoli di pedal steel guitar per una ballata da pelle d’oca.

Una band che rimarrà per lungo tempo nella colonna sonora delle mie giornate, sperando che il loro tour incontri presto l’Italia.
Consigliatissimo!

 

Tracklist:

1. Don’t Carry It All
2. Calamity Song
3. Rise to Me
4. Rox in the Box
5. January Hymn
6. Down By the Water
7. All Arise!
8. June Hymn
9. This Is Why We Fight
10. Dear Avery

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Comunque soffi il vento – Freddie Mercury

 

Amava definire sè stesso come una “prostituta della musica”. Un uomo di grande talento, ma anche stile e sregolatezza. L’espressione del suo animo era la missione, ma in modo maestoso e votato a entrare nella leggenda del Rock’n’Roll. Freddie Mercury in arte, Farrokh Bulsara nella vita reale, nasceva sessantasei anni fa a Zanzibar, da genitori iraniani . A otto anni, Freddie si trasferì in India, a settanta chilometri da Bombay a causa del lavoro del padre che era costretto a frequenti trasferte nella zona, dove frequentò il collegio inglese St.Peter; fin da subito dimostrò abilità nello sport, ma anche ottimi voti ed una chiara vena artistica: si divertiva soprattutto a ritrarre amici e parenti.

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Annullato il concerto dei Green Day ieri sera all’ I-Day Festival di Bologna

Un malore improvviso in hotel (la band risiedeva al Majestic) e Billie Joe Armstrong è stato ricoverato d’urgenza all’Ospedale Maggiore di Bologna. Di conseguenza, il pubblico ha visto l’annullamento dell’esibizione dei Green Day prevista per la serata di ieri, come headliner dell’I-Day Festival 2012, presso l’Arena Parco Nord di Bologna.  La band statunitense ha provveduto, nelle ore successive all’accaduto, a diffondere un video di scuse rivolto ai fans, con la promessa del recupero della data  la prossima estate.

Niente paura perchè pare che stamattina, a dispetto del parere dei medici, il cantante abbia firmato le dimissioni dall’ospedale, quindi presumiamo che non si sia trattato di nulla di preoccupante. Per i Green Day prosegue la scia negativa, cominciata nell’estate 2010 all’Heineken Jammin’ Festival, quando a causa di un nubifragio lo show fu sospeso.

Le modalità di rimborso dei biglietti saranno rese note nei prossimi giorni.

 

 

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L’unica cosa che brilla – Meganoidi@Estragon (Bologna)

 

La fine dell’estate di solito coincide con pensieri negativi, malinconici, frutto dell’immersione nella vita quotidiana che le ormai trascorse vacanze avevano celato, dietro ad un velo di finto, pallido ottimismo. L’animo può non essere disposto a ricevere vibrazioni positive: ma la musica a volte riesce a vincere, trascinando via con sè anche le nubi che celano i raggi del sole.
La tempesta d’acqua che si è abbattuta su Bologna nelle ore antecedenti il concerto dei Meganoidi all’Estragon ha messo a dura prova l’umore, ma la determinazione in certi casi è davvero dura da abbattere.

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