Afterhours|Live @TuttoMoltoBello – Estragon

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“Oggi svegliandomi ho realizzato che tutto il resto è stupido, voglio provare a vivere

 Se io fossi il giudice mi inginocchierei, non ti farei domande, non chiederei perché

 Ho smesso di nascondermi, mi riconoscerai…” 

 

La conclusione del Folfiri o Folfox Tour 2016 non sarebbe potuta essere più suggestiva. Complici un po’ di avvenimenti, che si sono succeduti in maniera abbastanza ravvicinata, come spesso accade nella vita di ognuno di noi. Ed esattamente come nelle migliori famiglie, quando ci sono degli ostacoli, si cerca di fare fronte comune e di resistere, senza perdere mai la speranza che tutto possa mutare in meglio e con lo slancio che solo l’amore vero può produrre.

Ebbene ciò che è accaduto all’Estragon di Bologna sabato scorso, all’interno della rassegna TuttoMoltoBello 2016, è stato la prova tangibile dell’affetto e della riconoscenza incondizionati verso un gruppo musicale e soprattutto nei riguardi del suo frontman, Manuel Agnelli, da parte del pubblico. Gli Afterhours, in splendida forma, hanno eseguito alcuni brani a presentazione del loro ultimo disco Folfiri o Folfox, uscito il 10 giugno: un lavoro molto introspettivo, probabilmente il più complesso e cupo della loro intera produzione. Come un cielo plumbeo che a tratti, però, si apre in squarci di luce che lasciano intravedere un appiglio al quale rimanere saldi, anche di fronte alle peggiori tragedie: perchè dopo ogni tempesta arriva sempre la serenità, quella interiore, reazione fredda e consapevole quanto necessaria, per continuare a vivere. I brani eseguiti sono Grande, rappresentazione in musica del sogno di una sorella di Manuel e rivolto al papà, insieme alla versione piano-voce de L’odore della giacca di mio padre (mancato da poco in conseguenza al cancro e la cui malattia ha ispirato tutto il disco, risultandone il filo conduttore); altri estratti, puntuali e pieni d’energia: Non voglio ritrovare il tuo nome, classica ballad d’effetto, Il mio popolo si fa, Se io fossi il giudice e Fra i non viventi vivremo noi, quest’ultima chiara denuncia dell’ambiente indie, vissuto (da Agnelli e soci) ormai più come atteggiamento di chiusura che come strada, stile di vita.

Per la gioia di tutti i presenti, però, la scaletta ha visto anche il ripescaggio di numerose oldies: Strategie e Pop, in una stupenda veste acustica; la sempre coinvolgente (ed immancabile, per i nostalgici) Male di miele; Non è per sempre, brano identificativo per i sostenitori dell’ultima ora e La verità che ricordavo, con tanto di coreografia speciale di Agnelli, ormai noto domatore di microfoni roteanti; Quello che non c’è, che dà il titolo ma anche il senso a tutto un disco, sempre splendente e unico come un diamante grezzo che non smette di brillare nel tempo, insieme alle altrettanto speciali Bye bye Bombay (che chiuderà il live), Varanasi baby e Bungee jumping; e ancora Ballata per la mia piccola iena, inno per tutti i veri fans, che si auto definiscono “branco” proprio in onore di questo pezzo, ma anche La sottile linea bianca e la struggente Il sangue di Giuda; infine Padania, Costruire per distruggere. Un susseguirsi di successi dal ritmo serratissimo, la platea in visibilio, i componenti della band che decidono di regalare il meglio di sè e trovano complicità totale in chi ascolta: il tutto intervallato da interventi di Manuel, che non dimentica di ringraziare tutti e appare in empatia totale con il pubblico.

Al di là di ogni possibile polemica relativa alle scelte professionali di Manuel Agnelli, gli Afterhours dimostrano sempre di essere musicisti straordinari, se mai ce ne fosse bisogno dopo così tanto tempo. La nuova formazione, ormai collaudata dal successo dell’ultimo disco, appare coesa più che mai e ogni singolo componente si dimostra indispensabile per la totale riuscita del concerto. Cosa volere di più? L’unico desiderio che si potrebbe esprimere è che non manchino mai mezzi e volontà per continuare così, con questo vigore, con questa consapevolezza e questa maturità. La musica, quando giunge al cuore come un dardo trafiggendolo ogni volta, è di gran lunga tra le esperienze più belle che la vita possa donare.

 

 

 

 

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