Posts Tagged ‘recensione’

U2 – The Joshua Tree

Autore: U2
Titolo Album:
The Joshua Tree
Anno:
1987
Casa Discografica:
Island
Genere Musicale:
Rock

“Abbiamo veramente iniziato a far soldi solo dopo l’uscita di The Joshua Tree. Dopo abbiamo investito un sacco in Rattle and Hum ; perciò, più che fare un sacco di soldi, abbiamo visto un sacco di soldi che però sono stati reinvestiti immediatamente. Se non ricordo male, alla fine del tour, mi sono ritrovato con ventimila dollari; avevo risparmiato per anni e anni per potermi comprare una Harley e quella fu il primo vero lusso che mi concedetti…” (Larry – Gli U2 alla fine del mondo – Bill Flanagan, 1996)


L’album The Joshua Tree è un successo clamoroso, che ufficialmente fa salire gli U2 sull’Olimpo del rock. Lo testimonia la copertina del Time nel 1987, subito dopo l’uscita dell’album, con i quattro dublinesi e la scritta U2 in fiamme: una vera dichiarazione d’amore nei loro confronti da parte degli U.S.A.
Un sentimento corrisposto che si trasforma talvolta in odio, teso a distruggere un po’ il mito americano. Specie quando si tratta di politica: in quegli anni Reagan era finito nello scandalo (risolto con l’insabbiamento) dei soldi ai Contras del Nicaragua; è proprio durante un viaggio in quelle terre e a San Salvador, durante il Cospiracy of Hope Tour di Amnesty International, che Bono tocca con mano la situazione terribile in cui versano le popolazioni locali.

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Stoned Machine – Human Regression

Autore: Stoned Machine
Titolo Album:
Human Regression
Anno:
2010
Casa Discografica:
Copro Records
Genere Musicale:
Stoner

 

Gli Stoned Machine, come suggerisce il loro nome, sono tra gli alfieri dello stoner italiano. Genere che qui nel belpaese trova non poche difficoltà di diffusione rimanendo troppo spesso nell’underground, in favore di qualcosa di più “appetibile” commercialmente. I gruppi che si ispirano al genere musicale dei Kyuss e degli Sleep si contano infatti sulle dita di una mano… Di sicuro però, questa situazione non ha demotivato la band, in piedi dal 2003 e decisa a non demordere di fronte a certi problemi: anche per questo abbiamo deciso di appoggiarli, di far sentire il più possibile la loro musica e siamo certi di fare la cosa giusta diffondendo il verbo. L’altro motivo è che chiaramente il loro sound ci piace non poco.

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The Passengers – Original Soundtracks 1

Autore: The Passengers
Titolo Album:
Original Soundtracks 1
Anno:
1995
Casa Discografica:
Island
Genere Musicale:
Alternative/Ambient

 

Utilizzando una metafora, a mio parere alquanto calzante, che dia l’idea del mindset con il quale gli U2 percorrono gli anni ‘90, penso a Nuvolari: sterzo e controsterzo così, secco. Coraggio e controllo, dominati da una buona dose di lucida follia. Original Soundtrack 1 ne è la dimostrazione, perchè stravolge deliberatamente i canoni, mantenendo fascino e, seppur celato, il marchio di fabbrica U2 che appare soppiantato totalmente da quello di Brian Eno. Gli ingredienti sono quantomai sorprendenti: atmosfere elettroniche, cibernetiche, a tratti quasi soffocanti; il marchio che si distorce, per fugare ogni dubbio sull’intenzione del side project; l’immaginazione che sconfina andando a creare storie audiovisive, la tecnica e la mente che si fondono; e poi anagrammi, giochi di suoni, un po’di industrial misto a fusion e tanto, tantissimo estro. Non c’è alcun dubbio sul fatto che ci troviamo di fronte ad un delirio, ma uno di quelli che precorrono i tempi lasciandoci sbirciare un po’ su ciò che ci aspetta in futuro.

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Manic Street Preachers – The Holy Bible

Autore: Manic Street Preachers
Titolo Album:
The Holy Bible
Anno:
1994
Casa Discografica:
Epic
Genere Musicale:
Post-punk/Hard Rock
I Manic Street Preachers si formano ufficialmente nel 1986, ma solo dal 1988 in poi sono nella loro formazione e collocazione definitiva, con Bradfield alla voce e chitarra, Moore alla batteria, Wire al basso ed Edwards alla chitarra ritmica. Dopo due EP, alcuni singoli e due album in studio, Generation Terrorists e Gold Against the Soul, pubblicati ad appena un anno di distanza l’uno dall’altro, continuando su quest’onda vede la luce anche The Holy Bible, nel 1994. Oltre ad essere un autentico capolavoro, questo album coincide con la dipartita del membro principale, Rickey Edwards, vero spirito creativo della band: il musicista scompare nel febbraio 1995, lasciando l’auto in una stazione di servizio in prossimità del Severn Bridge, nel Galles sud-orientale, a seguito di alcuni internamenti presso ospedali psichiatrici. Edwards soffre infatti di distrurbi alimentari, dipendenza da alcool e depressione che culminano spesso in atti di autolesionismo. Ormai la sua situazione fisica e mentale è degenerata verso un punto di non ritorno, proprio nel bel mezzo delle registrazioni dell’album.
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